17 giugno 2019

È iniziata una nuova settimana ma me ne sono accorto solo questa sera guardando il calendario. Quando sono qui non esistono giorni scanditi da abitudini, è tutto un susseguirsi di giornate che non hanno punti cardinali da seguire. Ed è bello così. Di buona mattina torniamo a Mitochi con il cemento per il basamento del pozzo scavato ieri. Proprio ieri mentre mangiavamo sotto un mango al villaggio ci è venuta l’idea di dare una forma diversa ai pozzi che costruiamo. “Perché non facciamo la forma dell’Africa?”. Oggi è il primo prototipo che poi via via perfezioneremo con i prossimi pozzi. Cazzuola alla mano disegnamo sulla terra dell’Africa, il profilo dell’Africa. “No troppo triangolare. No, manca il corno. No più tonda a sinistra…”. Poi proviamo con i mattoni. Infine con il cemento disegnamo il perimetro del continente. Prima di lasciare ai muratori l’arduo compito di realizzare la nostra idea, disegno su un pezzo di carta un’improbabile Africa che servirà a loro come disegno tecnico del basamento. Li salutiamo perché il prossimo scavo ci attende. Nei prossimi giorni vedremo il risultato di questi artisti. Avranno sempre la scusante che ha sbagliato il progettista.
Si torna a Konkwe. Quello di oggi era il pozzo più difficile da scavare. Lo sapevamo e così è stato.
C’è una tecnica particolare da utilizzare quando frana il terreno. C’è bisogno di tanta acqua da sparare sotto terra. Alla fine con quattro viaggi abbiamo portato 8.000 litri d’acqua. Una procedura lunga che ci ha impegnato per tutta la giornata. Ma ancora non basta. E il tramonto decreta la fine dei lavori per oggi. Domani secondo tempo, sperando in un lieto fine.
Il rientro a casa lo passo sul cassone della jeep per godermi le luci, le ombre e gli odori di questo paese così difficile da capire.

 

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