7 giugno 2018

Questa mattina sveglia con un po’ più di calma perché dovevamo passare a prendere i dottori per portarli all’ambulatorio di Agostino. Ogni giovedì infatti si radunano fuori dall’ambulatorio decine e decine di donne con bambini che possono essere visitati e curati gratuitamente. A tutti viene fatta una visita, il test della malaria e vengono consegnati i medicinali.
In pratica dentro il dispensario si passano tre ore di urla di bambini che, subito dopo la piccola puntura per prendere una goccia di sangue per il test, partono con pianti interminabili. Purtroppo molti bambini arrivano lì già stremati e quella per loro è l’ennesima, piccola, sofferenza.
Dopo aver passato qualche ora lì siamo andati a verificare come procedevano
i lavori di muratura dell’ultimo pozzo. Insieme a Miya abbiamo infatti concluso l’ultimo basamento e adesso dobbiamo solo posare i tubi e le pompe manuali.
Il pozzo costruito questa mattina ha una particolarità che deriva da una tradizione del villaggio: quando una persona muore la sua casa viene distrutta. I mattoni che sono stati usati questa mattina sono proprio di questa casa di una persona mancata qualche tempo fa.
Nel frattempo l’indiano si è fatto sentire ed entro sabato ci darà conferma della disponibilità della trivella. Per il momento non possiamo fare altro che terminare i pozzi che rimangono e poi inaugurarli.
Nel pomeriggio Anita mi ha fatto conoscere un’altra realtà locale, ovvero il progetto Tigawane. Una casa-famiglia per ragazzi e ragazze di strade della zona di Balaka che ha l’obiettivo primario quello di reinserire nel contesto sociale dei minorenni con alle spalle delle difficoltà che li hanno allontanati dalle famiglie. Ragazzi con i quali abbiamo giocato tutto il pomeriggio e che hanno messo a dura prova il mio fisico per nulla allenato!
Ora ci vuole una bella doccia, sperando in un po’ di acqua tiepida.

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